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Sperimentare l'aula virtuale

Questo articolo riporta alcune considerazioni riguardanti l'utilizzo dell'aula virtuale desunte da una sperimentazione della stessa durante il periodo pandemico.

Va sottolineato che tale modalità di erogazione da parte dell'ente di formazione Idee Insieme non è stata una scelta arbitraria ma indotta dall'impossibilità, oltreché divieto, di svolgere lezioni ex cathedra per motivi ben conosciuti. Contrariamente a quanto si pensasse, i discenti (target di riferimento) si sono predisposti favorevolmente a tale modalità di erogazione probabilmente perché non vi era alternativa alcuna. Così come va osservato che la favorevole predisposizione non ha annullato la comprensibile iniziale diffidenza alla innovativa modalità.

CONSIDERAZIONE A VALLE DELLA SPERIMENTAZIONE

Di seguito riporto le riflessioni dedotte, raggruppandole in precise tematiche.

partire con il piede giusto...

Si è pensato di cominciare la sperimentazione con sessioni in aula virtuale con tutti i docenti interessati. Ciò ha avuto con un duplice obiettivo: quello, facilmente intuibile, di consentire agli stessi di familiarizzare con lo strumento tecnologico utilizzato; l'altro, non scontato, quello di raccogliere reazioni, spunti e suggerimenti proprio da coloro che dovevano successivamente tenere il corso e che in tale occasione si sono sentiti, più che insegnanti, allievi di una lezione virtuale.

I docenti, tutti con esperienza pluriennale d'aula tradizionale, hanno manifestato un iniziale disorientamento dovuto alla mancanza del contattato umano con la conseguenza, a loro dire, di un controllo deficitario dell'attività didattica. Tuttavia, l'occasione è servita perché loro stessi potessero fornire spunti ed idee per sopperire al deficit dichiarato in un confronto serrato tra i partecipanti. Questo momento non è da poco se si pensa al fatto che i docenti della scuola pubblica sono stati catapultati nella DAD (didattica a distanza) senza alcun confronto, a dir loro, sulla metodologia didattica da utilizzare. Forse, i più fortunati, sono stati edotti sull'utilizzo dello strumento tecnologico ma di sicuro hanno inteso trasporre, tout court, la lezione ex cathedra in quella a distanza.

la prima volta...

E' apparso subito chiaro che il docente dovesse controllare il canale informando gli allievi di almeno due regole fondamentali:

  • silenziare il microfono. Questo elimina il fastidioso rumore di fondo
  • disattivare la webcam. Questo consente di risparmiare banda e quindi migliorare la fruizione della lezione.

Tuttavia si è rilevato fondamentale che il docente, a differenza dei discenti, fosse sempre presente a video in quanto il punto di riferimento della lezione. In caso di domanda da parte degli allievi, gli stessi potevano prenotarla attraverso la chat (strumento integrato nell'aula virtuale). Questo consentiva al docente di gestire la prenotazione e dunque dare la parola agli allievi, uno per volta, evitando che parlassero in contemporanea. L'esperienza ha rilevato che la domanda da parte dell'allievo fosse accompagnata oltre che dalla necessaria attivazione del microfono anche della webcam di modo che il docente potesse, oltreché ascoltare, anche vedere chi formulava la domanda. Ciò consentiva di creare una buona relazione tra docente e discente potendosi vedere entrambi. Buona prassi è stata iniziare la lezione con la presentazione a video di ogni discente che successivamente provvedeva a disattivare la webcam.

durante la lezione...

Ogni docente ha rilevato che tenere la parola senza curarsi se i discenti fossero "attivi" sarebbe stato pressoché soporifero. Dopo dieci minuti, massimo quindici minuti era necessario richiedere un feedback, non soltanto come vorrebbe Roman Jakobson (funzione fàtica) per verificare il contatto tra mittente e destinatario ("Mi sentite?, Mi seguite?, Tutto chiaro? C'è qualche domanda?") ma spingendosi oltre incalzando i discenti, come ad esempio: "Chi ha mai incontrato questo problema?" , "Cosa vi suggerisce questa tematica?" "Chi fa questo esercizio?..." Certo, un docente che in aula tradizionale è già abituato a fare ciò, l'avrà trovato quasi spontaneo farlo in aula virtuale. Ma è proprio questo il punto: qui diventa necessario!!! A proposito di controllo del canale, è stato di grande aiuto al docente avere, su un foglio di carta, l'elenco dei partecipanti segnando, accanto al nome tante "x" quanto fossero gli interventi di quell'allievo. Di contro e immediatamente poteva riconoscere visivamente l'allievo che non aveva interagito o aveva interagito poco e, verso questi, sollecitarne la partecipazione.

relatore o regista televisivo?...

Confronti continui tra docenti e progettisti didattici hanno consentito di comprendere che il ruolo del relatore, in una lezione virtuale, assume contorni diversi. Al di là della conduzione didattica degli argomenti da trattare , questa nuova modalità, richiede che il ruolo del relatore sia assimilabile a quella di un regista di una diretta televisiva (mi sia perdonata l’iperbole), almeno per quanto riguarda la gestione d’aula. In fondo l'abilità di un regista è definita nel mantenere viva l'attenzione del telespettatore. Stacchi frequenti tra un allievo e l’altro decidendo a chi dare la parola e il video definiscono un ritmo che se ben gestito rendono la lezione coinvolgente. Certo un buon docente in aula tradizionale farebbe lo stesso ma in questo caso, come ho detto in precedenza è fondamentale. Un esempio vale per tutti: l’esercitazione. Tutte le piattaforme di aula virtuale consentono al relatore di trasferire all'allievo la possibilità di condividere il proprio schermo e di mostrarlo a tutti i partecipanti.

Un foglio excel sul quale un allievo si è esercitato mostrando i calcoli compiuti (in un compito assegnatogli in precedenza), può diventare motivo di dibattito dell’intera aula:

  • l’allievo spiega quanto riportato realizzando ciò che Benjamin Bloom sosteneva nella sua tassonomia (capacità di afferrare il senso di una informazione e di saperla trasformare);
  • la correzione è in plenaria ovvero condivisa (rigorosamente condivisa);
  • il docente indirizza e coordina gli interventi di ogni singolo partecipante.

CONCLUSIONI

Le aule virtuali fino ad oggi realizzate, hanno previsto un numero massimo di 25 partecipanti. Questo numero è sembrato congruo al tipo di obiettivi didattici prefissati. Tuttavia, un numero minore di partecipanti aumentava il livello di interazione e quindi di coinvolgimento. Questo consente di suggerire il numero ideale, ovvero 20.

La soddisfazione dei partecipanti rilevata è stata buona, in certi casi ottima, ma non tale da escludere un rimpianto dell’aula tradizionale. Si è reso necessario un lavoro minuzioso di progettazione didattica che tenesse conto non solo della tradizionale intelaiatura didattica (suddivisione per unità, definizione degli obiettivi e delle verifiche dell’apprendimento, materiale didattico del docente, metodologia utilizzata nel trattamento dell’informazione) ma anche, come una sorta di storyboard, del clima d’aula (modalità di interazioni, ritmo della lezione, coinvolgimento degli allievi, etc.).

Il futuro resta incerto sulla modalità più efficaci da utilizzare: aula tradizionale o aula virtuale?. Sicuramente la risposta risiede nel tipo di formazione che si intende erogare.

Va altresì riconosciuto che la situazione di emergenza sanitaria, se non altro, ha il merito di aver consentito un’accelerazione delle modalità innovative della didattica, spesso annunciate ma mai verificate. Contrariamente a chi sosteneva fossero consolidate mentre necessitavano di una sperimentazione.

Una mia personale riflessione riguarda la volontà di intendere la didattica, non solo in questo momento, come materia in continua evoluzione: un buon docente non applica lo stesso modello ma lo perfeziona continuamente dopo ogni lezione, imparando dagli errori. Inoltre, nel dilemma tra aula virtuale ed aula tradizionale quale migliore risposta se non quella di porre una ulteriore domanda: "perché non pensare, per uno stesso corso ad un modello blended?" (ma questo è un altro articolo…)

“Noi siamo cercatori di verità ma non siamo suoi possessori” KARL RAIMUND POPPER

(Vincenzo Di Prisco - Responsabile del processo di direzione presso Idee Insieme Ente di Formazione)

Pubblicato il 06 June 2020

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